Le stronzate di Pulcinella

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Facciamoci due risate col dialetto napoletano

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view post Posted on 8/2/2013, 20:19 Quote
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Dovete voi sapere che il nostro dialetto è una miscellanea tra greco, italiano, spagnolo e francese e anche un po' di arabo. l napoletano non si parla, si urla. Il suo utilizzo negli insulti è oggi universalmente riconosciuto come impareggiabile, gli insulti al di la' che siano scurrili o meno hanno sempre un qualcosa di fantasioso vi faccio qualche esempio lampante con un mirabile utilizzo del dialetto napoletano nell'esprimere rabbia e risentimento: MA CHE SANG' E CHI V'È MUORT!!!
Oppure per mandare a qualcuno una maledizione :MANNAGGIA CHELLA CHIANTA E LIMONE ADDO' HANNO PIGLIATE 'O LIGNAMME PE FA 'A CASCIULELLA PE CE METTERE E QUATTE OSSA CARULIATE E TUTTE E MUORTE E CHI TE STRAMUORTE! C'è fantasia si o no?
L'espressione hai preso fischi per fiaschi in napoletano è rivisitata e revitalizzata in E pigliat' o' cazz' p'a banc' e ll'acqua!
Famosi sono anche i complimenti usati nelle comunicazioni interpersonali dal popolo napoletano. Espressioni come soreta è na bona sfrattacannola, 'nce sta cchiu' addu mammeta che 'a posta a ritira' 'a penzione hanno qualcosa di mitico , tanto che l'offesa passa quasi sotto silenzio, il napoletano, infatti, può dirsi fiero della miriade di modi di sfottere, spernacchiare, insultare, bestemmiare e mandare a quel paese la gente, facendolo suonare terribilmente offensivo e divertente allo stesso tempo. L'espressione Soreta fa a raccolta differenziata, se piglie e cazze gruosse e scarta e piccirille , sicuramente non stara' ad indicare la sorella come un'amante dell'ecologia. Al semaforo un duetto tra due automobilisti ne è un esempio lampante:"che cazze suoni, nun vide che è russo?", "E miettece 'a pumata e lievete' a' nanze o cazzo! oppure "sona inta a' fessa e mugliereta che ci sta chiu' traffico
Il napoletano per augurare la morte a qualcuno non usa l'espressione devi morire, sarebbe troppo semplice, lui dice:" ti a senti' 'na messa a panza all'aria, ja fa 'a folla e piede o liette,ja fa 'e piedi fridde
Per dire che si è al cospetto di un uomo insignificante si usa la parola STRUNZE e qui il napoletano si sbizzarriisce con:"si 'o strunze fosse na fatica tu tenisse nu sacco e dipendenti, ognuno po' essere strunze , ma tu si esagerate o frate tuoio, si talmente strunze che quanne fai o fesso me pare normale, si talmente strunze che me vene 'o dubbio, ma quanne si nato tu, mammeta ha rotto le acque o tiraie a catena?SI accussi' strunze che faie a capata ca a mutanda, nu ta piglia' si a ggente te crede mieze strunze, se vede che te cunoscono a mita',si talmente strunze che si fusse n'auciello vulasse tutto o contrario'.
E per finire per indicare l'impotenza di un interlocutore:E' inutile che spienne e sorde po' viagra...tu 'na cosa sola riescie ad aiza':' a persiana a matina!mugliereta me ditte che tu si comme 'a stufa le sierve sule pa scarfa', Tieni 'o muorte into 'o cazone (ho qualche dubbio sulla tua potenza sessuale)


Edited by Pulcinella291 - 12/2/2013, 13:04

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eccole recitate :D

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view post Posted on 17/2/2013, 11:21 Quote

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Si va be, però c'è da dire che il napoletano sta diventando sempre più una lingua sconosciuta proprio ai napoletani stessi, sconosciuta nel senso che la si parla, senza saperla scrivere, tanto che quando si va in giro per la città a volte leggiamo delle scritte su cartelli insegne e sui muri che evidenziano proprio questo.
Quindi io se potessi, introdurrei nelle scuole di napoli lo studio del napoletano.

Il napoletano è un po come l'Inglese, si scrive in un modo e si pronuncia in un altro!
 
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view post Posted on 17/2/2013, 11:23 Quote
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hai ragione, anche se dobbiamo ammettere che è alquanto difficile scriverlo correttamente, tanto che spesso su vecchi testi di poeti e scrittori , molte parole le riportano in modo diverso.
Oggi , da parte dei giovani c'è la tendenza a scriverlo come si parla , basterebbe leggersi qualche commedia o qualche poesia , non dico per imparare bene a scriverlo (manco io lo faccio correttamente) ma almeno avvicinarsi al nostro vecchio e stupendo dialetto.

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view post Posted on 17/2/2013, 11:27 Quote

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Per esempio le parole come mare, cielo, sole, si scrivono per esteso ma nel pronunciarle eliminiamo l'ultima vocale, pronunciando mar, ciel, sol.

Oggi alcune parole o frasi sono state travisate, ad'esempio i giovani, per dire che una cosa li ha divertiti dicono nc'ha fatto parià, ma la parola parià non traduce divertimento ma digestione.

e ci sarebbero altri esempi, ma non voglio annoiare nessuno, diciamo solo che sarebe bello se si potesse insegnare il vero napoletano ai napoletani!
 
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view post Posted on 17/2/2013, 11:28 Quote
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va be' su questo ti rimando ad un altro tipic che sta sul nostro sito forum, vai qua http://pulcinella291.forumfree.it/?t=50146540, clicca sopra

Edited by Pulcinella291 - 19/2/2013, 13:01
 
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Se vogliamo parlare del lato B, spesso non si usa la parola culo o sedere ma 'o campo e fave o 'a cammera 'e miezo . Se ci troviamo al cospetto di una donna di facili costumi o seduttrice
non ci si limta al semplicissimo e abusato puttana ma si ricorre alla locuzione 'mbrellino 'e seta.
Se qualcuno si è impelagato in parecchi guai si usa l'espressione Arravugliarse mane e piére.( aggrovigliarsi le mani e i piedi). Se abbiamo a che fare con qualcuno che si da' arie di ommo e cunseguenza(uomo positivo) senza averne le potenzialità o le qualita' si us dire "chille spara carrecato ' a stoppa "(Letteralmente: sparare a colpi di batuffoli di stoppa).
Se ci si prepara in eccessivo anticipo per un avvenimento al di la' da venire diremo allora:Ancora nun è prena Marianna e ggià ànno spase fasciatore e ppanne.(Marianna non è ancora incinta e già ànno sciorinato fasce e pannolini ).
Se ci si trova di fronte a persone che pur non avendo specifiche qualità o capacità, non vogliono esimersi dal partecipare a faccende per le quali sono inadatte, il napoletano usa una bellissima locuzione:Chi nun sape abballà ca nun ascesse ‘mmiezo(Chi è incapace di danzare non si metta in mezzo).
Di fronte ad un impaccione spesso non ci limita a dire "faciteve e fatte vuoste"ma un'espressione molto piu' colorita "Lassate 'e penziere miéje e pigliateve 'e vuoste!.
Quando si vuol far intendere che i giudizi non sono sempre uguali per tutti si usa:'E pperete re mmonache addorano 'e ngienze(I peti delle suore odorano di incenso).
Dalle nostre parti si è sempre ritenute che quando in casa si ha un prete o un monaco celebrante , non mancano mai i mezzi di sostentamento da cui il detto "addó 'nce sta 'o monaco vubbisco, nun manca maje 'o ppane frisco(dove c'è un frate atto a celebrare, non manca mai il pane fresco) . Quel vubbisco non è altro che un' alterazione del latino vobiscum.
Quando nei figli si intravedono alcuni caratteristiche dei padri si usa dire:"'A chiereca 'o pate 'a lassa ê figlie."(la calvizia il padre la lascia in eredità ai figli.)
Quando si prende un rimedio tardivo si usano due espressioni: "Santa Chiara doppo arrubbate e porte e fierro"(solo dopo che i ladri erano entrati nel monastero ci si decise a installare porte di ferro) e la piu' colorita la chiave a cinto e lo monaco into (si riferisce al marito geloso che chiude a chiave la moglie, senza accorgersi che il monaco è gia' dentro casa).
Quando si vuole mettere in risalto i continui tradimenti della moglie di qualcuno si usa dire:"Si 'e ccorne fossero purtualle, 'a capa soja fosse Palermo"

continua

Edited by Pulcinella291 - 7/2/2015, 14:44

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view post Posted on 7/2/2015, 11:54 Quote
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Quando i mariti erano poco inclini a fare sesso, non essendoci allora i moderni ritrovati farmacologici, si soleva dire:A mmarito muscio dalle pepe assaje.( il pepe infatti era ritenuta una spezia afrodisiaca.)
Se una donna ha l'abitudine di andare spesso in giro, allora molto maliziosamente si dice :"A gallina ca va camminanne torna â casa cu 'a vozza chiena"(vozza =adattamento dialettale di gargozza);l'allusione ad eventuali rapporti sessuali sembra chiara.
Quando attraverso minacce o atteggiamenti oltremodo intimidatori si viene impauriti si usa l'espressione :"me fatte tremma' ‘o strunzo ‘n'culo.
Quando si ritiene un soggetto una nullità assoluta si suole dire:"è comme 'a ìcchese dinto a ll’affabbeto"(la icchese e la x che è una consonante usata poco o quasi per niente nell'alfabeto).
Quando ci si trova in situazioni di particolare indigenza si ricorre alla locuzione :"Frijere ‘o pesce cu ll’acqua"
(friggere il pesce con l'acqua) anche se oggi, considerato il periodo di congiuntura sembrerebbe piu' logico dire"frjiemme sulo l'acqua".
I pettegoli e linguacciuti sono appellati :"voccapierto ‘e san Giuanne"( a San Giovanni a Teduccio, quartiere a sud di Napoli, vi era un tempo una villa sulle cui pareti esterne erano allocati grandissimi mascheroni rappresentanti dei volti a bocca spalancata.)
Se ci troviamo al cospetto di un soggetto poco raccomandabile e di dubbie qualità morali diciamo:"è cchiu fetente ‘e ‘na recchia ‘e cunfessore"(il prete nel confessionale è costretto a sentire anche i peccati piu' abominevoli.
Il latino lupus in fabula modo proverbiale, che si usa ripetere al sopraggiungere di persona di cui si stava appunto parlando, o a cui si alludeva da noi si dice:"Annummenanno 'o diavulo, spuntajeno 'e ccorne"
Quando si rimane interdetti ed incaapci di qualsivoglia reazione diciamo:"m'è sciso 'o core dint' a 'e cazette."(mi è sceso il cuore nelle calze).
Quando si è veramente conciati male a causa del mancato possesso di risorse diremo:"'ne manca ll'asso 'o doje e 'o tre"le principali carte per giocare a tressette;oppure stamme cu ‘e ppacche dinto a ll’acqua
A chi si mostra perennemente incantato, distratto o assente diremo "tu nun te scuorde 'a capa, sulo pecché 'a tiene azzeccata a 'o cuollo", se invece la stessa persona non si vuole impegnare neppure nei più piccoli lavori gli diremo:"vuo' 'o cocco ammunnato e bbuono", se puta caso si impegna in maniera superficiale anc he in un lavoro di poco conto , facendo anche pesare questo suo impegno come una grave incombenza gli grideremo ironicamente:"Sta tiranne 'a sciàveca"(Sta tirando la sciabica )
continua


Edited by Pulcinella291 - 7/2/2015, 14:46

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Si sa la presunzione è la nostra piu' grande nemica, spesso si aspira a qualcosa senza averne meriti o capacita' ed ecco che in napoletani su questo ricorrono al detto:"Quanno ajze 'a coscia e fa 'a ballerina"per dire che non basta essere capace di sollevare una gamba per potersi considerare una danzatrice.

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Moto simile o quasi equivalente è "Chi nun s'ammesura, è ammesurato"ma questa vecchia locuzione puo' avere un significato ambivalente:chi non conosce i propri limiti ed eccede con le proprie azioni , viene messo in cattiva luce dagli altri (ammisurato), ma nel contempo puo' anche indicare colui che buttandosi in situazioni molto pericolose puo' andare incontro anche alla morte (ammisurato qua sta per misura della bara).

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Quando si fa il mosto è poco opportuno bere molto vino poiche' continua a fermentare creando all'interno del nostro organismo la produzione di una miscela di gas dovuta ai lieviti e allora ecco il detto:"N'tiempe d'o musto, faie 'o pireto justu,e si l'o saie fà, 'o pavimènto adda cutulià!(cutulia' sta per tremare).

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Il lavoro nobilita l'uomo e lo rende felice, ma una gazza si lamentava col marito per la troppa fatica ed ecco allora un vecchio detto:"Dicette 'a pica che mal'arte è la fatica; risponne lu picàzzo: si nun fatiche ti mangi 'stu cazzo"!

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Se conosciamo qualcuno che è solito approfittare delle generosità di altri, uno scroccone, insomma, potremo usare l'antica locuzione "chiste appoja a libbarda"(appoggia l'alabarda, come erano soliti fare i soldati spagnoli, quando passeggiando per le strade di Napoli all'ora dei pasti là dove annusavano odore di cibarie, appoggiando l'alabarda fuori , entravano per scroccare un pranzo.

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l'espressione" Addurà ‘o fieto ‘o miccio."(annusare il puzzo del lucignolo )sta per fiutare un pericolo, accorgersi che qualcosa non va. Anche Eduardo uso la locuzione" in questi fantasmi".

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Se un nostro conoscente ha sposato una donna poco avvenente e persino anziana allora diremo "s'aizate chillu cummò"(comò). Se poi lo stesso conoscente pretende sempre di avere l'ultima parola allora diremo:"Tené 'a parola superchia".


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Essere troppo remissivi, non ribellarsi mai , essere troppo acquiescenti , per i napoletani è come vendersi il culo :"Chi se venne 'o culo, doppo nun se po' assettà"(chi si vende il culo non puo' piu' sedersi)per cui è meglio ogni tanto opporsi, ribattere.

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Se si pretendeva l'impossibile una volta si diceva "vo' fà 'ammore cu 'e monache", oggi questo detto, considerato quanto si sente in giro , sembra fuori luogo.

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Se si vuole zittire qualcuno in malo modo diremo:"chiàvate ‘a lengua ‘nculo"(póniti la lingua nel culo )
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Le cattive frequentazioni sono spesso la causa di una cattiva condotta di vita ecco perchè il dialetto napoletano ricorre a :"'A mala pratteca fa ll'ommo 'mpiso e manna 'a femmena a 'o burdello"(l'uomo alla forca e la donna al bordello)

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Quando ci troviamo al cospetto di una persona ubriaca, il napoletano usa dire:"Sta isse e e ll'ati tridece", il perchè è presto detto:nella smorfia l'ubriaco è contraddistinto con il numero 14 (uno più tredici).


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San Tommaso d'Aquino disse "Bisogna por mente alle osservazioni ed opinioni indimostrate degli uomini esperti e vecchi e saggi non meno che alle dimostrazioni" il napoletano dice:"Voje viecchio, surco adderitto"(il bue vecchio fa un solco diritto)



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Spesso capita che la perdita di autorevolezza o di potere fa perdere anche la stima verso la persona in questo caso il nostro dialetto ricorre al detto "Â cane ca se fa viecchio, 'a vorpe 'o piscia 'ncuollo"(l cane che diventa vecchio, la volpe gli minge addosso)

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E' cosa alquanto risaputa che il caldo ha un effetto afrodisiaco sugli animali (spesso anche sugli uomini)
da qui il detto:O ciuccio ô sole tène ‘a quinta coscia.



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Spesso si rischia di prestarsi a qualche operazione molto difficoltosa e allora diremo: Lloco te voglio ciuccio, a ‘sta sagliuta.(Lì voglio (vederti) asino (davanti) a questa salita

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Si può tranquillamente fare a meno di medici, medicine e farmacisti se si mangia bene e si digerisce adeguatamente ecco perchè esiste il detto:Quanno ‘a vocca s’’o ppiglia e ‘o culo t’’o rrenne futtetenne ‘e miedece, medicine e de chi ‘e vvénne.


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i vecchi detti napoletani non sono mai stati teneri con le donne, una dimostrazione?Questo proverbio:"Quanno 'na femmena s'acconcia 'o quarto 'e coppa vo' affittà chillo 'e sotta oppure femmene priparate corna apparicchiate(una donna che cura eccessivamente l'aspetto esteriore lo fa per piacere agli uomini in generale o ad uno spasimante in particolare)


Edited by Pulcinella291 - 9/2/2015, 10:58

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Pullecenè, questi detti napoletani, piccole pillole di saggezza antica, lustrate dall'esperienza sono delle chicche eccezionalmente gustose!

andrebbero meditate con calma e commentate una ad una, arricchite di qualche esempio, esperienza concreta o acconcio aforisma, anche se voglio elogiarti ed applaudirti per la finezza e puntuale signorilità hai magistralmente posto nelle tue traduzioni italiane...

""Appizzate 'a lengua 'n culo""... "poniti la lingua nel culo"... è tutta n'ata cosa... ma quanta eleganza!

""" è meglio costruire un ponte che un muro """
(tg2 19/5/2013) .



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Abbiamo gia' detto che i vecchi detti napoletani peccano un tantinello di misoginia e nel contempo di maschilismo e allora continuiamo a citarne qualche altro:Femmene, ciucci e capre tenene tutte 'a stessa capa! Donne asini capre hanno tutti la stessa testa (tosta naturalmente)

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femmena e chiesa diavule e casa secondo il detto le donne che maggiormente ostentano di essere religiose sono spesso quelle che dimostrano di avere il peggior carattere.


Nel detto che segue è da notare una bella commistione, un ibridismo tra il latino e il napoletano:femmena nulla bona est, e si bona est, menale pe la fenesta(le donne non sono mai buone, e se ne trovi una buona buttala dalla finestra.
Un altro proverbio ci mette seriamente in guardia :Guardate d'e puttane e nun te fidà d'a bona!

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Quello che segue è un avvertimento alle giovin fanciulle da marito:Femmene vrenzolose non faranno maie 'e spose(vrenzolose sta per sciatte)



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Se ci troviamo di fronte a qualcuno che una volta aveva come motto di vita Futte e strafutte che Dio perdona tutte e che dopo di averne combinate tante finge di scandalizzarsi diremo:Fra Vituperio parla 'e castità


Si ricorre al grande poeta Carducci quando si fa un affare a perdere:Giusue' Carducci accattava 'e cavalle e venneva pe' ciucce


Una locuzione va a corroborare anzi a rafforzare il vecchio detto italico fidarsi è bene non fidarsi è meglio :guardate a chi parla e guarda 'nterra.(non fidarti di colui che ti parla senza guardarti in viso)



Se ci troviamo al cospetto di una donna poco avvenente , anzi per meglio dire bruttulella ma che si da' pure delle arie, i napoletani usano l'espressione canzonatoria:"Quant'è bella, quant'è bella pare 'o culo da tiella"(il fondo di una padella) oppure quant'è bella pecchè chella mamma nun a sciugliette 'o velluculo


continua

Edited by Pulcinella291 - 21/2/2015, 09:38

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